il blog di Michele Cornacchia

François Ruffin è uno dei nomi di punta del Nouveau Fronte Populaire, la grande coalizione di sinistra che nelle ultime elezioni parlamentari francesi ha raggiunto la maggioranza relativa dei seggi davanti alla coalizione del presidente Macron e al Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella. Ruffin viene dalla stampa e dal movimentismo, avendo fondato e guidato nel 2016 le proteste del movimento Nuit Debout contro le politiche economiche e del lavoro dell’allora governo socialista – sì, gli stessi socialisti (lo stesso Hollande!) oggi parte del NFP. Candidatosi come deputato nel dipartimento della Somme, Ruffin ha resistito anche nel secondo turno alla crescente ondata dei lepeniani, venendo confermato deputato col 52% dei voti. Ruffin viene dall’alveo de La France Insoumise, il movimento di Jean-Luc Melénchon oggi guida del NFP e nome forte dell’opposizione di sinistra; un alveo abbandonato da tempo, precisamente da quando Ruffin è entrato in rotta con Melénchon, arrivando a definirlo in piena campagna elettorale “un boulet”, cioè una palla al piede e un ostacolo al voto. Di Melénchon e di La France Insoumise Ruffin denuncia la grande avversione nei quartieri popolari tra i ‘bianchi poveri’, che da tempo e sempre più votano il Rassemblement National – che, ricordo, in queste elezioni è stato sconfitto per non aver raggiunto la maggioranza relativa, ma che ha visto comunque un grande aumento dei propri seggi in Parlamento. 

La lotta interna al NFP tra Melénchon e gli altri partiti è il tema caldo di queste giornate successive al voro, soprattutto ora che Ruffin è tra i nomi più papabili per la guida del Governo. Il fronte sembra profondamente spaccato complicando la scelta di un premier, con i socialisti di Hollande e i comunisti che non lesinano critiche a Melénchon, anch’egli nome caldo per il ruolo. L’altro tema aperta è quello delle coalizioni: il NFP non ha i seggi necessari per raggiungere la maggioranza assoluta, ma una possibile alleanza con l’area macroniana divide i partiti e sembra quantomeno lontana, considerando soprattutto la profonda ostilità tra Macron e Melénchon, con le critiche al dispendioso programma economico avversario da parte del presidente e gli anni di dura opposizione di Melénchon.

In Italia il secondo turno elettorale francese è stato ben accolto e acclamato da sinistra, vedendo nel primo posto del Nouveau Fronte Populaire e nella sconfitta della destra un segnale positivo e un’opportunità di resistenza politica, forse una lezione da seguire. La diga repubblicana e antifascista, si dice, ha retto, e la destra è stata fermata. Il problema è il costo di questa diga. Il Paese che viene politicamente fuori dal voto è un paese profondamente diviso tra tre coalizioni, di cui la prima è a sua volta un aggregato di personalità e partiti piuttosto ostili, mettendo assieme populisti di sinistra, socialdemocratici e comunisti. I semi della governabilità e di un programma comune per lo sviluppo della Francia sembrano deboli, e le specificità del sistema elettorale e politico francese lasciano profonda incertezza sui prossimi sviluppi della formazione di Governo e sull’attività politica di esso e del presidente. Se al di qua della diga il terreno è sconnesso e il futuro incerto, di là alcuni dati di fatto resistono, e serve rifletterci. Innanzitutto, la grande crescita del Rassemblement National, che ha probabilmente pagato nell’immaginario politico l’idea di una possibile vittoria – e le persone, convinte della sua vittoria, hanno effettivamente evitato che si realizzasse. La carriera ancora precoce e di grande presa di Bardella offre al RN il potenziale di ulteriore crescita in vista del voto del 2027. Il RN può dall’opposizione rafforzare la propria narrazione davanti ai contrasti e alle contraddizioni che il centro e la sinistra sembrano poter offrire. Servirà una coesione inedita e una forte negoziazione per contrapporre alla prossima “ondata nera” una buona risposta, una buona narrazione. Quantomeno, una narrazione comune, altrimenti le dighe continueranno a formarsi, ma il terreno sarà sempre più esausto. La cura del terreno precede le dighe e questa è una buona lezione anche per l’Italia.

 

 

APPROFONDIMENTI

https://ilmanifesto.it/il-nuovo-fronte-popolare-tra-accordi-e-disaccordi

https://www.tag24.it/1151934-chi-e-francois-ruffin/

https://www.rainews.it/articoli/2024/07/le-ricette-impossibili-del-tribuno-jean-luc-melenchon-dividono-la-gauche-2767a67c-6939-4187-9884-f598a3667343.html

https://legrandcontinent.eu/it/2024/07/08/in-francia-vince-la-sinistra-del-nouveau-front-populaire-il-rassemblement-national-si-fa-superare-da-ensemble-mappa-e-simulatore-di-coalizioni/

https://www.linkiesta.it/2024/06/nouveau-front-populaire-francia-sinistra-estrema-destra/

https://www.lexpress.fr/environnement/nucleaire-cette-divergence-que-le-nouveau-front-populaire-tente-pour-linstant-docculter-EJALGST45JEULBQBGM2O3ZZGNQ/

https://mailchi.mp/69e80feeedff/arrivata-la-newsletter-di-burrosalato-9512968?e=ba4107f0aa 

https://www.lemonde.fr/politique/article/2024/07/04/francois-ruffin-affirme-que-jean-luc-melenchon-est-un-boulet-et-un-obstacle-au-vote_6246909_823448.html

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