il blog di Michele Cornacchia

Negli ultimi giorni m'è venuto un certo malessere. Mi arriva sotto le elezioni e inizia a stringermi lo stomaco e la gola. L'ho iniziato ad avvertire da circa 5 anni e col passare del tempo si sta ingrossando sempre più. Quel malessere è il desiderio di non votare, o la paura di votare, e ho iniziato ad avvertirlo dal momento in cui ho perso fiducia nella capacità del mio gesto di incidere in qualche modo la realtà. Ci sono tre esperienze che hanno inspessito questo malessere, tutte con un certo leit motiv: le elezioni regionali del 2019, quelle del votare Michele Emiliano per non regalare la Regione a "quelli là"; il governo di Mario Draghi, quello della maxi-cordata con tutti dentro eccetto "quelli là" (e ora "quelli là" hanno il Paese apparecchiato e l'onda non si ritira); l'Unione Europea negli ultimi due anni della Commissione Von Der Leyen. Tutte e tre le esperienze, diversissime, condividono un certo schema di fondo: maxi raggruppamenti di centrosinistra e centrodestra, a volta anche più che destra e quasi mai più che sinistra; la necessità di bilanciare istante diversissime e spesso in contraddizione (badate bene: io amo il pluralismo, la politica come negoziazione, ma un campo in cui negoziare deve pur esistere e non deve essere un "stiamo insieme pur di stare"); il tentativo di arginare forze di destra all'opposizione, che finisce con rafforzare le loro istante e prepararle a governare. Oggi mancano due giorni al voto delle Europee e nella mia mente vedo il tentativo di replicare la maxicordata, il cordone attorno alla destra, ma nel frattempo è accaduto che dopo una buona partenza della Commissione Von Der Leyen lo spauracchio e l'incubo non è fuori ma è dentro, ed è il proposito di fare della difesa comune e dei finanziamenti all'industria bellica il perno del nuovo quinquennio. Ancora, sono sufficientemente realista da sapere come sia necessario finanziare la difesa e avere eserciti come deterrenti alle minacce esterne, ma mi spaventa che questo possa diventare una macrovoce di spesa dell'UE più di quanto non lo sia già per i singoli Stati, archiviando definitivamente i propositi di transizione ecologica, il Green Deal e tutte le cose che QUESTA maxi-coalizione ha gradualmente rimosso dalla discussione dopo l'invasione russa in Ucraina.

Che fare?
Non è un inno a non votare, il mio, né un grido al cielo nella somma disperazione. Forse la soluzione è anche piuttosto semplice, ed è tutta nell'approccio politico prima ancora che nelle soluzioni politiche offerte. Vorrei che l'idea di cordone sanitario contro la destra sparisse, e che ci si preparasse a offrire una narrazione e un'azione politica diverso, e non difensivo, nei loro confronti; vorrei che le maxicoalizioni si fondassero su negoziazioni a monte, su programmi e obiettivi chiari e su posizioni di equilibrio (un po' come han fatto Verdi, Socialisti e Liberali in Germania prima di votare); vorrei che i partiti sapessero rendicontare di più e meglio quanto fatto, per farmi misurare la distanza tra quel che dici e quel che fai che in politica è tutto (e se non lo fai, non posso fidarmi).
Vorrei tornare a votare per un esercizio di fiducia, per l'idea di aiutare un'idea di società europea in cui rispecchiarmi. Sono stanco di votare contro "quelli là" e stanco di votare persone (pur di valore) la cui voce di perderà nel mare magnum di governi da sorreggere. Ho bisogno di un'idea forte, di una narrazione forte per cui impegnarmi. Perdere non è un problema.

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