C’erano una decina di stand, un termine da fiera per indicare nella realtà associazioni, piccoli artigiani e progetti amici già conosciuti e sparsi nella nostra zona, man mano individuati e convinti a portare parte delle loro capacità nel giardino dell’Agorateca; c’erano cinque volontari chiamati a raccolta tra gli amici per distribuire e spostare di frigo in frigo le birre o per preparare le tessere necessarie per entrare; c’erano due cantanti e due musicisti individuati a partire da un lungo file excel e da un altrettanto lunga playlist costruita nei mesi precedenti – un excel e una playlist che sono l’asse fondante dell’associazione più dello statuto, forse più di noi – e che servirà nei mesi a venire; c’erano cinque di noi, tra cui tre fratelli fin troppo simili nella pelle e fin troppo complementari nelle attività fatte più un bravissimo amico grafico che ha dato una veste coloratissima ed efficace al nostro progetto; c’erano infine 183 tesserati, cioè voi, che hanno scelto di venire, spendere dei soldi e cercare del divertimento. Spero l’abbiate trovato in quel giardino decorato e arricchito per l’occasione. Ci torneremo.
Cerco di ricostruire rapidamente il manifesto esistenziale de L’Allergia. Aleggiava da anni l’idea di dedicare una parte dei progetti di cui già facevamo parte alla musica indie, e quest’idea si è incastrata la scorsa estate con la suggestione di gettarsi in un’impresa ancor più profonda e inedita: un’etichetta. L’Allergia nasce dalla suggestione di aprire un’etichetta nella nostra provincia. Nasce frequentando i tanti bei festival della provincia di Bari – probabilmente decisive sono state due serate al Distorsioni di Acquaviva, ma aprire un’etichetta è un’impresa molto più complessa e priva di sicurezze di lanciare un festival musicale: viviamo una fase complicata per l’industria musicale, che è quella in cui i progetti che compongono la nicchia, l’indipendente, l’emergente, faticano a restare a galla. Da un lato fare musica è diventato costosissimo, soprattutto dal vivo: lo è per gli artisti e per gli organizzatori – aumenta il numero di tour annullati, oppure di artisti che si avventurano in essi sapendo di doverlo fare in perdita – e lo è per gli ascoltatori, che sanno di dover spendere sempre più soldi per vedere i concerti di media-grande caratura. Dall’altro lato, la vendita di musica non è diventata più facile: l’affermazione dei servizi di streaming, pur offrendo ai piccoli attori dell’industria una facilità inaudita di accesso al pubblico, hanno assorbito i margini di guadagno. Mettere brani online è facilissimo, guadagnarci è molto difficile. Devi farti ascoltare tantissimo per poter vivere, per cui devi assecondare le tendenze del mercato: brani sempre più brevi e maggiore ricerca di suoni e strutture TikTok-adapted. Non sono queste tendenze negative in assoluto, ma come tutti i trend di mercato comportano il rischio di annullare la nicchia, l’emergente, e di appiattire la capacità di sperimentazione di chi inizia a far musica.
I festival di musica indipendente come L’Allergia nascono da qui: concentrare l’attenzione del pubblico – in termini di tempo e soldi consumati – su generi e artisti ai margini della struttura del mercato e dei flussi di denaro. Sono, magari inconsciamente, strumenti di redistribuzione economica all’interno dell’industria musicale.
Fruire dell’immenso catalogo di Spotify costa per ognuno di voi ogni mese tanto quanto le due ore di musica offerte in una serata de L’Allergia: circa 7 euro. Nella prima serata del nostro progetto quei 7 euro sono serviti a pagare i cachet degli artisti, i loro trasporti, il service e il fonico necessari a costruire un buon ambiente musicale. I vostri biglietti, in altre parole, sono serviti a pagare tutta la parte musicale dell’evento e a renderlo, come si dice, sostenibile.
L’Allergia è questo: è la costruzione di un contesto accogliente e divertente in cui per voi possa valere la pena di spendere i soldi necessari per pagare gli artisti e la loro musica; in altre parole, per permettergli di andare avanti nel loro lavoro. La coda lunga di artisti come Melga e Sunken, cioè la coda di mercato composta da milioni e milioni di musicisti in tutto il mondo che guadagnano nell’insieme forse meno della sola Taylor Swift, sono il terreno in cui possono crescere sia i grandi futuri artisti che le novità, il progresso della musica. Le scene e i generi per evolversi hanno bisogno di una base vivace, in fermento, e non reindirizzare lì il nostro denaro rischia di impedire che la musica vada avanti. Rischia, riprendendo Simon Reynolds nel suo libro fondamentale “Retromania”, di ancorarci al passato, o quantomeno di privarci di un buon futuro, di usurare la materia musicale esistente, ma a noi serve humus nuovo per il futuro. Serve scommettere sugli artisti in grado di portare idee nuove alla musica. Serve, cioè, pagarli, permettergli di comporre e suonare e sbagliare e fare altra roba ancora. Per questo nasce L’Allergia, per questo i progetti di musica indipendente nascono. Questo è il flusso di soldi e attenzione che vogliamo costruire e consolidare.
Ci vediamo a settembre.
