il blog di Michele Cornacchia

Nel lungo videoclip che accompagna l’album, Gaia Morelli ci porta tra Torino e la campagna piemontese da cui viene. Vediamo spesso il suo viso contrito dalla malinconia mentre corre, è in giro con amici o si prepara al risveglio. C’è un tono intimo, molti primi piani su se stessa e paesaggi colorati che la circondano. Resta un gusto a metà tra la dolcezza e l’amarezza mentre la si guarda e ascolta, lo stesso che sembra riempire la mente di una ragazza poco più che ventenne chiamata a crescere, a diventare grande. Gaia Morelli ha cercato già di farlo musicalmente dopo alcuni anni di gavetta nel progetto Baobab!. Lo fa con questo album “La natura delle cose” pubblicato per Dischi Sotterranei che ha scritto lei assieme al produttore Cali Low. Morelli si allontana dai brani scritti con Baobab!, lasciandosi indietro parte dell’energia e dei ritmi più serrati mantenendo inalterato l’intimismo della sua voce e dei suoi testi. “La natura delle cose” è un album pieno di inserti strumentali pur avendo perso l’elettronica di brani precedenti: a guidare le canzoni sono le chitarre, soprattutto gli arpeggi tratti dalla tradizione folk e neofolk americana. La parte ritmica li sorregge e a volte ne prende le veci portando il brano – vedasi Geografia, uno dei brani migliori dell’album. Tornato ogni tanto i synth o il piano, a volte per dare ancor più intimismo e delicatezza e a volte per condurre il brano con un loop in sottofondo. La scrittura di Morelli passa da canzoni più spiccatamente regolari nella struttura come Acqua a pezzi più sghembi come l’introduttiva Fine. Seppur guidati dalla voce bassa, morbida e un po’ alienata della cantante, gli strumenti come detto non sono mai in secondo piano. Le code strumentali arrivano spesso e volentieri come in Rumore, uno dei pezzi migliori, o Siamo stonati. Ricorda alcuni lavori di Paolo Benvegnù in questo, anche grazie a sporadici interventi di una chitarra distorta che spezza il mood dei brani, li rende più cupi o rabbiosi prima di tornare al dolceamaro. Forse è questa, “La natura delle cose” nella scrittura di Gaia Morelli. Trovarsi a ventitré anni con una consapevolezza acerba ma già attenta del difficile mestiere di vivere, ammorbidito comunque dalle cose sparse nella quotidianità che restituiscono dolcezza. Lo ha raccontato a Le Rane recentemente: “Sì, sostengo molto il concetto di prendersi una tregua, cercando di godere delle piccole cose della vita e cercare di sfuggire dalle dinamiche costruite, riguardo anche a come porsi con le altre persone.”

È un ottimo album quello con qui Morelli riprende nome e cognome, perde l’impeto adolescenziale e avvia una maturità personale e musicale che merita attenzione – magari delicata come la sua musica. 

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